Come si giunge allo Statuto del 1972

Alto Adige – 20.1.2002

Si parla già di “terzo Statuto”, ma per il momento ci si limita a festeggiare il secondo. L’autonomia altoatesina infatti compie trent’anni. Lo Statuto entrava in vigore, introdotto con legge costituzionale, il 20 gennaio 1972, dopo un lungo e tortuoso cammino.

Di un’autonomia per l’Alto Adige si comincia a parlare all’indomani della prima guerra mondiale e della successiva annessione del Tirolo del Sud al regno d’Italia. In quei primi anni i vertici dello Stato italiano promettono misure speciali per le popolazione dei nuovi territori. Ma nell’ottobre del 1922 prende il potere il regime fascista e da allora la parola autonomia è del tutto cancellata dall’ordine del giorno e sostituita con la parola “italianizzazione”.

È proprio la politica fascista di oppressione culturale che rende difficile il ruolo dell’Italia al tavolo della pace dopo la seconda guerra mondiale. Anche per questo la tutela delle minoranze linguistiche in questa terra è affidata ad un accordo internazionale tra Austria e Italia, allegato al trattato di pace e noto come accordo di Parigi. Il premier Degasperi ed il ministro Gruber mettono per iscritto, nel settembre del 1946, la necessità del trattamento paritario dei cittadini altoatesini, nel rispetto delle diversità linguistiche.

Il caso altoatesino approda quindi all’assemblea costituente che dapprima istituisce la regione Trentino Alto Adige, dando così una prima interpretazione dell’accordo di Parigi rispetto al “quadro di applicazione dell’autonomia”, e poi approva il primo Statuto che entra in vigore con l’inizio del 1948.

Quel primo Statuto, dopo pochi anni, è già in piena crisi. Non c’è accordo, ad esempio, sull’attuazione dell’articolo 14 che dice: “La Regione esercita normalmente le funzioni amministrative delegandole alle Provincie, ai Comuni e ad altri enti locali o valendosi dei loro uffici”. La Regione in realtà si guarda bene dal delegare. Di conseguenza si ha una gestione “trentocentrica” dell’autonomia, nella quale l’ente Regione ha la preminenza, ed in cui i sudtirolesi di lingua tedesca sono minoranza etnica ed anche politica.

La Commissione dei 19

Inoltre mancano importanti norme di attuazione, come ad esempio sull’edilizia popolare che sarebbe di competenza delle provincie. Ed è proprio a seguito di un’azione del Governo, che prevede la creazione di migliaia di nuovi alloggi a Bolzano (ancora prosegue infatti una certa politica di migrazione italiana verso l’Alto Adige), che viene indetta, nel 1957, la grande manifestazione di Castelfirmiano dove trentamila persone, guidate dall’astro nascente Silvius Magnago, gridano il loro “Los von Trient”.

Nel frattempo erano stati compiuti altri passi. Nel 1954 i parlamentari Svp avevano presentato al Governo un memorandum in cui contestavano la gestione dell’autonomia. Nel 1956 l’Austria (che con il trattato di pace del 1955 era tornata ad essere soggetto di diritto internazionale) aveva inoltrato un memoriale a Roma in cui sollevava accuse di inadempienza dell’accordo di Parigi.

Castelfirmiano è la svolta. Seguono una dozzina d’anni alquanto convulsi. Alla fine del 1958 la Svp presenta un suo nuovo progetto di autonomia e all’inizio del 1959 si ritira per protesta dalla Giunta regionale. Nel 1960 il ministro degli esteri austriaco Bruno Kreisky porta la questione di fronte alle Nazioni Unite che, con una risoluzione, invitano i due Stati a riprendere i negoziati. A turbare gli stessi arriva, nel giugno 1961, la “notte dei fuochi”, spettacolare serie di attentati (né i primi né gli ultimi) rivolti contro i tralicci dell’alta tensione (ma ci fu anche la prima vittima).

Il primo vero passo verso il Pacchetto è l’istituzione, nel settembre 1961, della “commissione dei 19”, insediata dal Governo allo scopo di elaborare nuove proposte. Poco dopo l’Alto Adige torna all’Onu, dove l’Assemblea rinnova l’invito a proseguire le trattative.

E’ Aldo Moro il primo presidente del Consiglio ad inserire l’Alto Adige nel proprio programma politico (siamo nel novembre 1963). Mentre la commissione dei 19 conclude i suoi lavori (aprile 1964), un segnale indiretto nel senso della nuova autonomia arriva con il riassetto dei confini tra le diocesi della regione (6 agosto 1964) che vengono fatti coincidere con quelli provinciali, con il benestare del Governo.

Le trattative proseguono tra i due ministri degli esteri Kreisky e Saragat. La loro ipotesi di autonomia viene però di fatto stroncata dalla Svp nel marzo del 1965. Sarà ancora Moro ad avere un ruolo importante nei successivi colloqui, che coinvolgono anche Silvius Magnago, cosicché alla fine del 1969 si può arrivare alla confezione del cosiddetto “Pacchetto” che viene accettato dal congresso Svp a stretta maggioranza. L’accordo è raggiunto infine tra Moro e il ministro Waldheim. Segue il placet dei due parlamenti. Nei mesi successivi il progetto intraprende l’iter necessario all’approvazione di una legge di rango costituzionale per arrivare, infine, all’entrata in vigore, il 20 gennaio di trent’anni fa. Ci vorranno altri vent’anni per compierne una quasi piena attuazione e per ottenere dall’Austria la “quietanza liberatoria”. Ma questa è un’altra storia.

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