Vita Trentina – 13.1.2002
Passano di casa in casa, in ogni paese e città dell’Alto Adige, nei giorni che vanno da Santo Stefano all’Epifania. Recitano una poesia, formulano un augurio, sempre nella lingua di chi apre loro la porta. Sono i Cantori della Stella (Sternsinger), ragazzi tra i 9 e i 14 anni, travestiti da Re Magi. Con sé non portano l’oro e la mirra, ma l’incenso sì. Ne distribuiscono qualche grano a chi si affaccia sull’uscio insieme ad un gessetto che servirà per scrivere sull’architrave le cifre del nuovo anno e le tre lettere “C+M+B”, che rappresentano le iniziali dei tre sapienti d’Oriente (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre) e, allo stesso tempo, significano “Christus mansionem benedicat”, ovvero “Cristo benedica questa casa”.
I ragazzi, accompagnati da un adulto, ricevono un’offerta che sarà poi destinata ad un progetto di cooperazione con un paese povero.
Nel 2001 i Cantori della Stella hanno raccolto circa un miliardo e 800 milioni di lire che è servito per la costruzione di una scuola per le ragazze di Gamatui, in Uganda, e per rispondere alle diverse richieste di aiuto che da tutto il mondo giungono all’ufficio missionario diocesano.
I fondi raccolti quest’anno serviranno invece all’ampliamento di un centro di formazione professionale per bambini disabili a Tamil Nadu, in India; grazie ai corsi proposti al centro, i piccoli ospiti possono imparare un mestiere, che permette loro di procurarsi quanto serve per vivere.

La tradizione dei Cantori della Stella si fa risalire al ‘500, ma è solo una delle tante consuetudini presenti nei vari paesi altoatesini legate al periodo del solstizio d’inverno e che mettono insieme usi cristiani e reminiscenze pagane. La “Berchta” (o “Stampa”), dea dei morti, alla vigilia dell’Epifania fa il suo giro tra le valli a volte portando tormento altre portando benedizione. Si usava un tempo, per tenerla buona, apparecchiare per lei un frugale pasto sulla finestra (come in Trentino per S. Lucia) o sul tetto.
Per tenere lontano anche altri spiriti cattivi in questo periodo dell’anno i contadini si davano un gran daffare per benedire ogni angolo delle loro proprietà. Veniva benedetta l’“acqua dei tre re” e con essa aspersi i campi. Un altro costume consisteva (e consiste) nell’incensazione della casa. Forse inizialmente anche per motivi igienici, ogni stanza veniva inondata di incenso. In ogni dove acqua benedetta e fumo. Solo così la casa sarebbe rimasta protetta dalle avversità ed il raccolto dell’anno che cominciava sarebbe stato ricco e fruttuoso.
Usi simili anche nelle città. Come riferisce E. Baldini, a Merano era il sagrestano della parrocchia cittadina, verso la fine del XVI secolo, che nelle notti magiche badava a fumigare gli ingressi negli androni dei Portici e ad aspergerli con l’acqua santa. Per il suo servizio riceveva in quell’occasione tre fiorini oltre a tre quarti di vino per rinfrescarsi la gola…
Altre tradizioni, come quella sarentina dei “klockeri”, prevedevano il passare di casa in casa, nei tre giovedì prima di Natale, per raccogliere viveri per la festa.
La consuetudine dei Cantori della Stella, rivitalizzata nel corso del ‘900, è in un certo senso la sintesi di tutte le altre. Oggi sono oltre seimila i ragazzi che, in Alto Adige, partecipano a questa iniziativa, organizzata dalla gioventù cattolica (Jungschar). Ogni anno che passa sono coinvolti sempre più ragazzini di tutti i gruppi linguistici. Si incontreranno tutti il 13 gennaio con il vescovo Egger in Duomo a Bolzano.
La Jungschar ci tiene a far sapere di non mirare solamente alla raccolta di fondi, ma anche alla sensibilizzazione ed alla formazione dei giovani altoatesini: i ragazzini che mettono il loro tempo a disposizione del progetto hanno la possibilità di conoscere altri paesi con culture e problemi specifici, di entrare in contatto con realtà diverse e con persone impegnate nel mondo del volontariato. E questa è la migliore benedizione.