Alto Adige – 9.1.2002
Sembra quasi che il destino della Regione Trentino Alto Adige debba riguardare solamente gli addetti ai lavori e i partiti. Che sia una palestra di ingegneria istituzionale oppure una possibile sponda di approdo politico. C’è un soggetto che manca all’appello nell’attuale dibattito: è la gente di questa terra. Non mi riferisco tanto a quello che pensa la gente (ci saranno mille opinioni in merito). Penso piuttosto alla necessità di porre la popolazione di questa regione come il fine di tutte le nostre preoccupazioni. Perché se la Regione esiste e deve esistere è solo per il bene dei suoi cittadini.
Forse la Regione – lo diciamo nei giorni del suo trentesimo compleanno (entrata in vigore del “nuovo” Statuto) – non è solo questione di “careghe”, di spartizioni, di piccoli scandali, di grandi sprechi. Forse è anche questione di cultura (che viene prima di ogni politica). E a pensarci bene: la politica tende a dividere (divide et impera), mentre è la cultura che è capace di valorizzare gli elementi di unità.

E’ vero, anche l’economia tende ad unire (soprattutto, tra loro, quelli che nascono con la camicia), ma ha senso cercare i motivi di unità tra Trentino e Alto Adige solo negli interessi economici e commerciali e non piuttosto negli elementi di reciproca appartenenza che esistono tra le due provincie? Sia chiaro: quello tra Trento e Bolzano non è un matrimonio. Se così fosse, in questo Paese, si potrebbe sciogliere in ogni momento, soprattutto in presenza del consenso dei due coniugi. Non è un matrimonio, ma una parentela, mi si perdoni l’espressione, “di sangue”. Tra fratelli o cugini si può anche non andare d’accordo, si può anche guardarsi in cagnesco, ma si rimane pur sempre fratelli o cugini. È destino.
Abbiamo dunque una identità comune? Non siamo uguali identici, ma è proprio la nostra diversità che ci accomuna. Sul territorio regionale è presente una molteplicità di identità culturali. Semplificando (e tacendo delle isole linguistiche del Trentino) possiamo elencare: altoatesini di lingua tedesca, altoatesini di lingua italiana, ladini, trentini… A loro volta questi gruppi sommano al loro interno una serie di diverse identità che variano a seconda dei luoghi e della storia. La regione è area di convivenza tra diversi.
Anche le vicende dei secoli passati sono elemento di identità comune, al di là delle appartenenze culturali e al di là delle storie dei singoli. Molti “italiani di Bolzano e Merano” sono discendenti di famiglie trentine e anche molti di quelli i cui antenati ebbero radici lontano dal vecchio Tirolo, si sentono comunque parte ormai della storia della terra tra i monti. Non va inoltre dimenticato che pure molti altoatesini di lingua tedesca sono di origine trentina (e viceversa).
Anche la geografia accomuna. Essa, nel corso dei secoli, ha fatto sì che su tutto il territorio si sviluppasse quella cultura “montanara” che non è poi così diversa a sud o a nord di Salorno.
Certamente lungo la storia l’identità culturale di una regione si lega profondamente anche a fattori economici, oltre che di appartenenza politico-istutuzionale. È il commercio che ha reso Bolzano da sempre un luogo di incontro tra mondo italiano e tedesco. È il lavoro che ha mescolato genti di lingua diversa lungo il corso dell’Adige, da Ala a Merano. E anche oggi sono, per molti versi, proprio gli interessi economici comuni ad imporre a Trentino e Alto Adige di presentarsi in Europa come un unico soggetto.
Che la si prenda sotto il profilo economico, o sul piano culturale, la Regione non può diventare un giocattolo per giuristi o terreno di scontro tra partiti politici. Per questioni di potere non si può dimenticare che essa è costituita da una serie di delicati equilibri che possono essere toccati solo nella certezza di compiere un passo nella direzione del bene comune.
In un’Europa che si troverà a che fare con una miriade di minoranze che rivendicano le proprie specificità, il Trentino Alto Adige è una palestra di collaborazione. Le isole linguistiche del Trentino possono guardare ai tedeschi di Bolzano. Gli italiani di Bolzano ai trentini. I ladini del Trentino a quelli dell’Alto Adige. Ed il discorso può continuare oltre i confini regionali a nord e ad est.
Se identità significa omogeneità culturale, la regione avrà ben poco futuro. Se invece significa diversificazione e varietà, allora il futuro c’è. Tanto più quanto più si vorrà aderire all’idea che il plurilinguismo e la realtà multiculturale rappresentano una risorsa e non un problema.