Giustizia e perdono

Alto Adige – 2.1.2002

È l’Euro che tiene banco sulle nostre prime pagine, nei dibattiti televisivi, nelle discussioni un po’ oziose in occasione delle abbuffate di fine e inizio anno. Ma mentre le zecche europee lavorano a pieno ritmo nella produzione di tondini metallici da distribuire capillarmente ai cittadini di dodici paesi, altre fabbriche si dedicano alla messa a punto di nuovi sistemi di difesa-offesa, alla creazione di sofisticati apparati di distruzione e, in definitiva, al riarmo del pianeta, avendo trovato nel terrorismo internazionale un nuovo nemico degno di questo nome.

Difficile, dopo la sbornia natalizia dei buoni sentimenti, in quest’attualità dettata da banchieri e strateghi, pronunciare ancora parole che provengano davvero e si rivolgano davvero al cuore dell’uomo.

Ci prova il vecchio papa. Lo fa col tono di chi mette in gioco la propria esperienza e la propria storia. È quasi una confessione la sua, che lo riporta “al ricordo di eventi storici che hanno segnato la mia vita, specialmente negli anni della mia giovinezza”.

Ve lo immaginate quest’uomo che ne ha viste di tutti i colori… Viste e subite… Appoggiato a quel suo bastone, col volto rigato dal tempo e col passo incerto, dall’alto dei suoi oltre ottant’anni arriva ad ammettere che la verità la si raggiunge “sempre in modo limitato e perfettibile”. Piccola rivoluzione: ma dopo l’11 settembre 2001 è imperativo morale affermare che nel nome della verità non si può uccidere. Essa non si può imporre con la forza. La verità che si coniuga con la violenza non ha nulla a che vedere con l’uomo, con la religione, con Dio.

Ebbene Karol Wojtyla, nel messaggio (a credenti e non credenti) per la giornata della pace (1° gennaio) ci racconta che “le immani sofferenze dei popoli e dei singoli… hanno sempre interpellato il mio animo”. E dunque: “La convinzione a cui sono giunto… è che non si ristabilisce appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono”. Giustizia e perdono, facile a dirsi. Tutti abbiamo visto l’ordine mondiale infrangersi nel crollo delle Torri Gemelle, tutti abbiamo invocato la giustizia… Ma il perdono… Finora il ragionamento sul perdono era stato rinviato a tempi emotivamente più opportuni. Come parlare di perdono sulle rovine fumanti di quella orrenda fossa comune dei popoli che sono le macerie di Manhattan?

Forse noi abbiamo ancora in mente l’atmosfera zuccherosa delle feste passate, l’idea che “a Natale tutti sono buoni”… Ma il perdono non ha nulla a che vedere con questo buonismo da calendario. Non è sorriso ipocrita a chi ci ha fatto un torto. Non è la tendenza a dimenticare, non è incapacità di reagire o debolezza, ma “in realtà, sia per essere concesso che per essere accettato, suppone una grande forza spirituale e un coraggio morale a tutta prova”. Può sembrare contro natura, il perdono. In realtà si muove solo “contro l’istinto spontaneo di ripagare il male col male”.

Il vecchio papa si rivolge “a quanti detengono le sorti delle comunità umane” e “a quanti, per una ragione o per l’altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione”. Se è vero infatti che il perdono è una scelta personale (chi di noi non desidera di essere perdonato?) la novità del messaggio di Giovanni Paolo II è l’invito a considerare il perdono come “necessario anche a livello sociale” perché, dice, non si può rimanere prigionieri per sempre dei propri errori e delle proprie colpe. Chissà se sarà possibile tradurre un tale messaggio anche nella nostra terra. A ben vedere infatti è proprio così: “il perdono mancato, specialmente quando alimenta la continuazione di conflitti, ha costi enormi per lo sviluppo dei popoli…”

Ma in questi giorni, mentre probabilmente si preparano nuove azioni militari e nuovi atti terroristici, alla nostra vita distratta dal tintinnio degli Euro che cosa possono dire le parole sussurrate di un vecchio? I vecchi – canta Guccini – non sanno distinguere il vero dai sogni…

Lascia un commento