2 – Dall’annessione al fascismo

L’epilogo della Grande Guerra ha come effetto immediato la dissoluzione dell’impero austro-ungarico. Secondo gli accordi stipulati nel 1915 a Londra, il Tirolo meridionale (Alto Adige e Trentino) passa sotto la sovranità italiana. Ciò avviene in base al trattato di St. Germain (settembre 1919) ed alla successiva legge di annessione (ottobre 1920). Fino all’estate del 1919 la regione è sottoposta al governo militare del generale Guglielmo Pecori-Giraldi, poi viene affidata, fino all’ottobre 1922, al commissario generale civile Luigi Credaro.

E’ evidente che lo smembramento del Tirolo ed il tramonto dell’impero sono vissuti con dolore soprattutto da parte della popolazione di lingua tedesca la cui classe dirigente ritiene giusto che almeno l’Alto Adige possa essere aggregato alla nuova Austria o alla Germania.

Il Governo italiano d’altra parte è impreparato a governare una terra popolata da persone di altra lingua. Tuttavia nei primi anni del dopoguerra esso si mostra possibilista rispetto alla tutela delle specificità culturali delle minoranze ed il re Vittorio Emanuele III, ancora nel 1919, promette “una scrupolosa salvaguardia delle istituzioni locali e dell’amministrazione autonoma”.

L’autonomia in realtà non arriverà mai, a causa della repentina ascesa e della presa di potere del partito fascista. Nel frattempo, comunque, rimangono in vigore le vecchie leggi, è garantito l’uso della lingua in scuole ed uffici e restano in carica i vecchi organismi comunali.

Nei centri maggiori si aprono le prime scuole pubbliche in lingua italiana e timidamente si fa strada il bilinguismo nella vita pubblica. Gli alunni considerati italiani sono costretti (decreto Corbino) alla frequenza delle nuove scuole. Un provvedimento, questo, che suscita vasto malcontento.

Sul piano politico il gruppo tedesco si raccoglie nel Deutscher Verband, primo esempio di partito di raccolta, cui non partecipano i socialisti. Ai partiti italiani (soprattutto socialisti, popolari, liberali) dal 1921 si affianca con prepotenza il neonato partito fascista. Inizialmente con poca base popolare, esso cerca da subito occasioni di scontro. Nei disordini scoppiati a Bolzano il 24 aprile 1921 perde la vita Franz Innerhofer, maestro di Marlengo. Il 1° ottobre 1922 la cosiddetta “marcia su Bolzano” pone fine alla lunga e travagliata “era Perathoner” ed inaugura di fatto il ventennio fascista.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005