A fare le spese delle tensioni nazionali è soprattutto il vescovo Endrici.
Nella diocesi di Trento sia il clero che il vescovo sono travolti dalla lotta etnica ingaggiata dalle cosiddette “società nazionali” sorte da parte italiana e tedesca per tutelare i rispettivi gruppi. Si devono in particolare al Tiroler Volksbund alcuni tentativi di deitalianizzazione del Trentino che provocano lo scontro frontale col vescovo di Trento. Le “società nazionali” sono particolarmente attive nel campo della scuola e dato che la scuola è spesso gestita da sacerdoti, la loro azione sconfina anche nelle questioni religiose.
Tutto ciò porta il vescovo Endrici, a partire dal 1913, a proporre al papa la cessione a Bressanone della parte mistilingue della diocesi.
Negli ultimi anni della prima guerra mondiale si arriva ad esiliare il vescovo a Heiligenkreuz, presso Vienna, con l’accusa di irredentismo e di scarso impegno per la causa austriaca.
Arriveranno la conclusione della guerra ed il nuovo confine del Brennero a mutare radicalmente la situazione.
Esempi di intromissione della politica nazionalistica nelle decisioni di carattere pastorale sono numerosi in questo periodo. Ne citiamo due di segno opposto.
Il primo è la dichiarazione di Vipiteno del 9 maggio 1918, con cui la Dieta popolare tedesca, cui partecipano tutti i partiti del Tirolo tedesco, tranne i socialisti, chiede tra le altre cose “l’occupazione della sede episcopale di Trento con un vescovo tedesco” e “la formazione dei sacerdoti della diocesi di Trento in senso filotedesco e come buoni tirolesi”.

Il secondo esempio, di qualche anno più tardi, vede protagonista il senatore Ettore Tolomei che, nel suo programma di italianizzazione dell’Alto Adige (i “32 punti”) nel 1923 chiede una revisione dei confini tra le due diocesi in modo da creare a Bressanone una diocesi chiaramente bilingue e da porre le premesse per la nomina di un vescovo italiano.