Il Segno – 2.10.1993
Forse a don Giorgio darà un po’ fastidio che il suo giornale parli di lui. Era uno a cui non piaceva mettersi in mostra. Le pagine interne con cui vogliamo ricordarlo sono dunque dedicate più a noi che restiamo che a lui che se ne è andato. Raccogliamo ora una pesante eredità. Lo sforzo di riempire il vuoto lasciato da don Giorgio non potrà essere di una sola persona. Il Segno, questa sua creatura, continuerà dunque ad essere voce della comunità diocesana. Voce di chi non trova altri spazi per esprimersi. Continuerà ad usare un linguaggio il più possibile chiaro ed obiettivo, se necessario anche scomodo. Non per il gusto di fare scalpore, ma perché la realtà stessa, molto spesso, è scomoda. E per molti è dura. Don Giorgio sarà per noi il maestro, il pioniere, la guida che traccia il sentiero. Continua, anche ora, a precederci su sentieri tortuosi. Il Dio del cielo, come dice la canzone, il Signore delle cime, lo lasci andare per le sue montagne, nelle sue miniere, nei suoi cantieri. Amico don Giorgio, arrivederci.
