19 – Gli altoatesini italiani e le loro identità

Cresciuto in fretta soprattutto a partire dagli anni Trenta, il gruppo italiano in Alto Adige resta a lungo costretto nel ruolo di spettatore di fronte agli eventi che riguardano questa terra. Tuttavia gli anni del dopoguerra hanno rappresentano un periodo di sviluppo in tutti i sensi. Sia a livello economico che culturale. Nei centri principali, ma anche in quelli minori, sono nate associazioni culturali, ricreative e sociali che aiutano anche i nuovi venuti ad integrarsi e a mettere radici. In alcuni casi il gruppo italiano, soprattutto in città, si è aggregato a seconda delle provenienze regionali, in altri settori va sviluppandosi un diverso e nuovo senso di appartenenza all’Alto Adige e fioriscono, fino ai primi anni Sessanta, anche molte realtà comuni ai gruppi linguistici. Successivamente, dalla politica al sindacato, dalla cultura allo sport, tende a prevalere il modello della separazione, alimentato dalle crescenti tensioni di quel periodo.

Il gruppo italiano nel suo complesso è spesso privo degli strumenti per comprendere a fondo il “disagio” del gruppo tedesco degli anni Cinquanta e Sessanta. La gran parte degli abitanti dei nuovi quartieri del capoluogo ha scarse occasioni di comunicazione con l’altro gruppo. È così che le innovazioni introdotte dallo Statuto del 1972 trovano una società impreparata a recepirle, tanto più che esse seguono la sofferta stagione delle violenze ed hanno una ricaduta concreta sulla vita quotidiana e sulle prospettive future della gente. A ciò si aggiungano la progressiva crisi delle fabbriche della zona industriale di Bolzano ed il manifestarsi di nuove ondate di violenza terroristica.

Mentre i gruppi tedesco e ladino, con la fine degli anni Settanta, conoscono finalmente, per diversi fattori, un circolo virtuoso di sviluppo, quello italiano rimane al palo e comincia a calare anche numericamente. La fragile struttura sociale ed economica del gruppo italiano (gli “italiani trasparenti”, ha scritto Sebastiano Vassalli), l’impreparazione culturale e linguistica, la rigida divisione etnica si ripercuotono a livello sociale nella diffusione di un sentimento di malessere: il cosiddetto “disagio degli italiani”.

Esso si manifesta da un lato nel tentativo di superare le divisioni (ad esempio nella richiesta di un più efficace insegnamento del tedesco), negli sforzi per riappropriarsi di un rapporto più diretto e costruttivo col territorio e nella ricerca di nuove forme di rappresentatività a livello politico, dall’altro in una sorta di diffidenza verso l’autonomia nel suo complesso (o verso la sua gestione), con evidenti effetti sul piano elettorale.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.