Il nuovo Statuto di autonomia entra in vigore nel 1972. Sono tuttavia necessari vent’anni perché possano essere emanate tutte le relative norme di attuazione, elaborate da apposite commissioni. La riforma sposta il baricentro dell’autonomia dalla Regione e dallo Stato alle due Province autonome. Lo Statuto aumenta di molto le loro competenze, amplia l’obbligo del bilinguismo e favorisce l’apprendimento della seconda lingua a partire dalle prime classi della scuola elementare. Introduce inoltre norme a tutela del gruppo ladino.
Esso è dunque applicato gradualmente. Fra i primi provvedimenti che riguardano l’Alto Adige (1976) c’è quello della proporzionale etnica che intende riequilibrare i rapporti tra i gruppi nell’assegnazione delle risorse e dei posti di lavoro pubblici. Ciò porta alla necessità di quantificare la consistenza dei gruppi e, per i cittadini, di dichiararsi appartenenti ad uno di essi, cosa che avviene col censimento del 1981, duramente contestato.
Per l’accesso al pubblico impiego è inoltre introdotto l’obbligo del bilinguismo, da accertarsi in base ad un apposito esame che conferisce il cosiddetto “patentino”.
Queste misure sono accolte con poco entusiasmo ed anche con ostilità da una parte del gruppo italiano che fino ad allora aveva trovato nel pubblico impiego le proprie opportunità occupazionali. Inoltre la Provincia impone rigide norme urbanistiche con lo scopo di controllare l’immigrazione e di salvaguardare i terreni agricoli. Lo sviluppo di Bolzano resta bloccato per diversi anni, con gravi disagi per chi ambisce ad ottenere una casa popolare, data la ferrea applicazione della proporzionale anche in questo delicato settore.
La rigida divisione istituzionalizzata tra i gruppi è denunciata con forza da Alexander Langer, fondatore della lista interetnica Nuova Sinistra / Neue Linke (poi Lista alternativa per l’altro Sudtirolo e Lista Verde) entrata in Consiglio provinciale nel 1978. D’altra parte il malcontento del gruppo italiano, dalla metà degli anni Ottanta, si manifesta nella crescente adesione al Movimento sociale italiano, che si trova su posizioni antiautonomiste.

Frattanto ai vertici della Provincia si inaugura il nuovo corso rappresentato dalla presidenza di Luis Durnwalder, succeduto nel 1989 all’anziano leader Silvius Magnago. E’ sotto il “principato” di Durnwalder che la vertenza internazionale per l’attuazione del secondo Statuto di autonomia può essere dichiarata chiusa. Nel giugno 1992 l’Austria rilascia formalmente la relativa “quietanza liberatoria”. Da allora si tratta di conciliare la tutela delle minoranze con un’autonomia di carattere territoriale nel contesto più ampio della nuova Europa.
Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.