Il “Los von Trient” lanciato da Magnago a Castelfirmiano nel 1957 non sta bene a tutti. Una parte, minoritaria, dei dissenzienti, sceglie di dare la parola alle bombe. La storia degli attentati che colpiscono l’Alto Adige in particolare negli anni Sessanta presenta diverse sfaccettature e si può suddividere in due periodi. In un primo tempo gli attacchi sono rivolti contro obiettivi simbolici e materiali, in una seconda fase vanno a colpire anche le persone e causano numerose vittime.
Lo scopo dei cosiddetti “attivisti” non è l’autonomia ma la separazione dell’Alto Adige dall’Italia. Di conseguenza essi si propongono di intralciare le trattative in corso tra i due governi in modo da ostacolare una soluzione politica e diplomatica della vertenza.
Alcune prime azioni di scarso rilievo sono portate a termine tra il 1956 ed il 1957 dal gruppo di Hans Stieler, arrestato nel 1957 (è fermato anche Friedl Volgger, rilasciato dopo oltre due mesi di detenzione per “insufficienza di prove”). In quello stesso anno prende vita, promosso principalmente da Sepp Kerschbaumer, il Befreiungsausshuss Südtirol (BAS, Comitato di liberazione del Sudtirolo). Alcuni volantini del BAS erano circolati già in occasione dell’adunata di Castelfirmiano. Godendo di appoggi politici, finanziari e organizzativi oltre Brennero, il gruppo mette a segno fino al 1961 una lunga serie di attentati dinamitardi.

L’apice delle azioni dimostrative è raggiunto la notte della festa del Sacro Cuore dell’11 giugno 1961, passata alla storia come la “notte dei fuochi”. L’azione, unanimemente condannata, provoca grande clamore.
Il BAS è decapitato dall’ondata di arresti delle settimane successive. Nelle carceri italiane ci sono casi di maltrattamento e due morti sospette. Lo stesso vescovo Joseph Gargitter chiede sia fatta chiarezza. Il processo agli “attivisti”, cominciato nel 1963, si conclude con decine di condanne.
Tuttavia il ricorso alla violenza inaugurato dal BAS conduce ad una fatale degenerazione in atti di vero e proprio terrorismo stragista. Negli anni seguenti prevale l’impostazione impressa da Norbert Burger, con un maggiore coinvolgimento di persone non altoatesine, di sentimenti vicini all’estrema destra neonazista. Il bilancio della recrudescenza negli attentati tra il 1965 ed il 1967 è di dodici vittime. Nel complesso gli “attivisti” non raggiungeranno i loro obiettivi, metteranno a repentaglio la convivenza tra i gruppi e rallenteranno il cammino dell’autonomia.
Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.