La presenza capillare di truppe di occupazione, il controllo dell’amministrazione civile da parte del Reich, l’atteggiamento collaborazionista di una parte della popolazione rendono molto difficile, in Alto Adige, il costituirsi di nuclei di resistenza attiva. Un primo Comitato di liberazione nazionale (CLN) si costituisce a Bolzano all’inizio del 1944 per iniziativa del dirigente della Magnesio Manlio Longon. Cellule antifasciste si formano all’interno degli stabilimenti della Zona industriale. Singole persone si aggregano alla resistenza nel Trentino ed in altre regioni italiane.
Il CLN bolzanino è decapitato alla fine di dicembre e lo stesso Longon è ucciso alla fine di gennaio 1945. Cadono così anche i tentativi da lui avviati per una collaborazione con la resistenza di lingua tedesca. Quest’ultima si concentra attorno alla lega Andreas Hofer, nata nel 1939 per opporsi al progetto delle opzioni. Dopo la deportazione a Dachau di Friedl Volgger, è Hans Egarter il principale referente dell’Andreas-Hofer-Bund, che ha contatti con i partigiani austriaci e con i servizi segreti inglesi in Svizzera. La resistenza nella popolazione di lingua tedesca si manifesta inoltre nelle numerose diserzioni e nelle azioni di un gruppo di renitenti armati operante in val Passiria.

Un altro aspetto della resistenza che coinvolge indirettamente molte persone ed interi quartieri è l’assistenza ai prigionieri del campo di concentramento di via Resia a Bolzano e ai campi satellite, in particolare quello di Merano.
E’ soprattutto la motivazione religiosa ad accomunare l’opposizione al nazismo nei due campi italiano e tedesco. Diversi sacerdoti sono attivi negli aiuti ai deportati, altri saranno essi stessi condotti nei lager. Emblematico il caso del dirigente dell’Azione cattolica Josef Mayr-Nusser. Arruolato suo malgrado nelle SS, si rifiuta di pronunciare il giuramento a Hitler. Per questo viene arrestato. Muore di stenti durante il suo trasferimento a Dachau.
Il CLN è ricostituito a Bolzano e Merano nei primi mesi del 1945. Lo presiede ora Bruno de Angelis il quale riorganizza la rete clandestina, si inserisce nelle trattative di pace in corso tra i generali tedeschi e gli alleati e riesce, ai primi di maggio, a farsi consegnare la provincia.
Gravi episodi di violenza si verificano in Alto Adige negli ultimi giorni di guerra: il 30 aprile a Merano, il 2 maggio a Lasa, il 3 maggio a Bolzano.
Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005