All’inizio del Novecento l’Alto Adige costituisce ancora la parte centrale della provincia del Tirolo, quell’entità territoriale appartenente all’impero austro-ungarico che aveva preso forma nel corso dei secoli, a partire dal Medioevo. Della “contea principesca” fa parte pure il Trentino, detto anche “Tirolo Italiano”. L’Alto Adige è una zona in cui si parla maggioritariamente ma non esclusivamente il tedesco. Il gruppo ladino si concentra, come oggi, nelle valli dolomitiche. Minoranze di lingua italiana, per lo più di origine trentina, si trovano soprattutto tra Bolzano e Merano e nella Bassa Atesina.

Bolzano e Merano sono in piena evoluzione. Nell’attuale capoluogo spicca la figura del borgomastro Julius Perathoner, esponente del liberalismo pangermanico, eletto nel 1895. Con lui la città conosce una notevole spinta alla modernizzazione. In quegli anni si acuiscono però anche le tensioni tra le diverse nazionalità. Ciò avviene in tutto l’impero e la cosa ha riflessi anche nella Bolzano di Perathoner. Ha minori effetti nelle campagne e a Merano. La città del Passirio, dalla metà dell’Ottocento, è tutta impegnata nel trasformarsi in una località turistica di fama europea.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del “secolo breve” si assiste anche ad una notevole vitalità nei campi della cultura e dell’aggregazione sociale. Nascono società di ogni genere. Gli altoatesini di lingua italiana appartengono prevalentemente al ceto operaio e a quello contadino nella valle dell’Adige, tra Merano e Salorno. Sono estranei alla cultura “alta” e alla politica ufficiale, ma ben presenti nei sindacati e nelle lotte dei lavoratori. Fra loro nascono numerose associazioni di stampo socialista e società di marca cristiano-sociale.
L’apparente idillio della belle époque si spezza nell’estate del 1914. Lo scoppio della guerra, dapprima accolto persino con un certo entusiasmo, porta molti altoatesini nelle file dell’esercito austriaco, ma l’ingresso nel conflitto del regno d’Italia, alla fine di maggio del 1915, avvicina pericolosamente la regione al fronte. Gli eserciti si fronteggiano sulle Dolomiti e attorno all’Ortles. Ragazzi e uomini maturi sono arruolati per la difesa territoriale nei ranghi degli Standschützen (chiamati in italiano “Bersaglieri tirolesi”). Già dalla primavera del 1915 a Bolzano vige il razionamento del pane e la fame si fa sentire, soprattutto nel corso dei lunghi inverni. L’agricoltura risente dell’assenza della manodopera maschile. L’epidemia di “spagnola” miete vittime più del piombo. La città viene anche bombardata ed il Duomo danneggiato. Tuttavia l’arma aerea non brilla ancora per efficacia. In tutto si contano una decina di vittime, provocate dagli attacchi italiani durante il 1918.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.